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Per diventare giornalista professionista bisogna fare, presso la redazione di un qualche editore (di carta stampata o radiotelevisivo), un tirocinio (praticantato) di diciotto mesi e sostenere, infine, un esame di idoneità. Ma la domanda (di ingresso nella professione) eccede lofferta (di assunzione da parte dei grandi editori). Così, per preparare alla professione e facilitarne laccesso, sono nate molte scuole di giornalismo, la cui frequentazione biennale è sostitutiva del periodo di praticantato presso un editore. Ma di buone intenzioni è spesso lastricata la via per linferno. Così, alcune di queste scuole ---- dietro pagamento di una retta non bassa ---- minacciano di trasformarsi (o si sono già trasformate?) in una sorta di "diplomificio" dove comprarsi liscrizione allOrdine dei giornalisti professionisti. Una fabbrica di "disoccupati intellettuali" --- che già Luigi Einaudi, in una delle sue più celebri Prediche inutili, attribuiva alle aspettative create dal riconoscimento legale del titolo di studio (da abolire) --- e alla quale si aggiunge quella costituita dalla miriade di piccoli editori (di carta stampata e radiotelevisivi, 1500 solo questi ultimi) che sfornano giornalisti professionisti dei quali poi si liberano per sostituirli con altri aspiranti giornalisti a bassi costi aziendali. Con un doppio risultato negativo. Primo, di sovraccaricare lIstituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi) dellassistenza a gente che ne è diventata contribuente da poco e il cui costo minaccia di portarlo alla bancarotta. Secondo, di affollare di "braccia sottratte allagricoltura" gli elenchi degli uffici di collocamento cui i grandi editori dovrebbero, secondo il sindacato, attingere le nuove assunzioni.
"Gli albi non sono altro che una barriera
al diritto di lavorare di chi ne sta fuori"
Un amico mette in vendita un piccolo loft alla periferia di Milano. Fra gli aspiranti acquirenti cè un ragazzo che lavora da poco tempo e che non ha il becco di un quattrino. Lamico si intenerisce, lo aiuta, presso una banca di sua conoscenza, ad accendere un mutuo pressoché sullintero importo dellacquisto, intorno ai centomila euro, compresi i costi di ristrutturazione. Il notaio, che sovrintende alla transazione, si limita a legger un modulo standard e a espletare le poche pratiche duso, le stesse che, in qualsiasi Paese anglosassone e persino a Hong Kong (Repubblica popolare cinese, comunismo vigente), si risolvono in pochi minuti e a bassi costi. Ma il notaio presenta la sua parcella: novemila euro. Il ragazzo, a questo punto, non ha più soldi per la ristrutturazione. Il notaio ha operato anche come esattore dimposta per conto e "in combutta" con lo Stato che, per la sua prestazione, gli ha consentito, come facevano gli antichi sovrani, di ricavarne un utile personale.
Scrive la senatrice Maria Grazia Siliquini: "Gli Ordini
rappresentano un patrimonio intellettuale e sociale fondamentale per il Paese, al quale apportano un contributo enorme in termini economici e di opportunità di lavoro". Aggiunge en europarlamentare, Renato Brunetta: "Ce sempre più ampia la spinta allistituzione di nuovi Albi professionali insieme agli Ordini incaricati della loro tenuta (
). Altre attività, poi, sono libere e altre ancora sono in una zona grigia---poiché nulla dice il legislatore e su di esse, in caso di controversia, decide il giudice caso per caso---, zona grigia che occorre chiarire per evitare incertezze". Concludo io. Se questo è il "contributo enorme in termini economici e di opportunità di lavoro" degli Ordini--- i quali altro non sono che una barriera al diritto di chi ne sta fuori di lavorare, di esercitare, pur avendone la preparazione, la stessa professione--- se ancora cè una "zona grigia" sulla quale "il legislatore nulla dice", ebbene, si rinunci a tale "contributo", si allarghi, invece di restringere, quella benedetta "zona grigia". Che si chiama Libertà.
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